la casa

L’ immobile di cui ci occupiamo nello specifico fa parte dell’ala sinistra del borgo, è esposto quindi da un lato verso la piazzetta dalla quale hanno accesso tutte le abitazioni, da un lato verso il fitto bosco.

Passando sotto la pergola della cappellina di S. Giovanni, si accede al giardino ad uso dei residenti, dal quale con dei semplici gradini in pietra ci si può addentrare nel bosco, seguendo il suono del torrente.

L’accesso alla casa avviene tramite l’unico portone originale di tutto il borgo. Essendo passata di proprietario in proprietario l’antico portone in legno a doghe, con la chiave in ferro battuto e la vecchia serratura artigianale, non è mai stato sostituito nelle epoche passate, in cui il basso costo dell’alluminio anodizzato e l’assenza di vincoli storico-architettonici hanno consentito altrove veri e propri scempi, e così è arrivato fino agli anni odierni in cui vi è una ritrovata sensibilità per questi manufatti.

Entrando, un corridoio pavimentato in cotto e una vecchia scala in pietra consumata, con il tradizionale corrimano in corda, consentono di salire al primo piano, all’ingresso vero e proprio dell’appartamento.

All’interno, alcuni inserimenti degli anni ’90, sebbene non appropriati, non confondono troppo il carattere originario dell’ambiente: una grande zona giorno a pianta quadrata, con tetto in travi e mezzane; da un lato un grande camino funzionante in mattoni e pietra, di fronte ad esso una splendida dispensa a muro incorniciata in pietra serena, come anche gli stipiti delle porte e le soglie.

Dal grande living si accede a due camere da letto che affacciano sul bosco, con le classiche piccole finestre, arredi di artigiani chiantigiani e il soffitto a travi. Un bagno stretto e lungo, accessibile da un ripostiglio, è stato realizzato sicuramente negli anni ’80 utilizzando l’antica colonna di scarico costruita con elementi in cotto conici che venivano infilati l’uno dentro l’altro fino a congiungere il bagno con le fognature. Da subito è evidente che bisogna agire con grande delicatezza, andando a ricercare una genuinità originaria dove questa si è perduta, senza però inseguire gli inganni estetici del vernacolo a tutti i costi, tanto abusato in Toscana.

Il Palagio non ne avrebbe bisogno, contiene già tanti preziosi dettagli impossibili da falsificare; il nostro compito è quello di riportarli in luce.

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